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Montà: il paese

Montà: il paese
eventi

Montà

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Numero abitanti:4.560
Denominazione:MONTATESI
Superficie:26,7 Kmq
Altitudine:316 s.l.m.
Distanze:73 Km da Cuneo
 30 km da Asti
 40 km da Torino
 20 km da Alba
Comuni limitrofi:PRALORMO
 CELLARENGO
 VALFENERA
 FERRERE ...


Cenni storici

comune di monta.jpg
Il nome, l'evolversi dell'insediamento e le principali vicende storiche montatesi sono strettamente legati all'antico percorso che già in età romana collegava la Valle Borbore-Tanaro con la più elevata pianura del Po.
Il nucleo più importante del centro storico, la Villa, risale ai decenni intorno al Mille, epoca delle formazioni dei "borghi di sommità" in tutta l'area.
Nel torno di due secoli si cinge di mura, ha il suo oratorio ed un fortilizio verso mezzogiorno. Affiancano questo insediamento, gli abitanti di Desaia, ai confini con S. Stefano Roero; Turriglie e Belvedere, in prossimità delle attuali frazioni di San Vito e Ghini; Tuerdo e Morinaldo sui confini con Canale.
L'attuale struttura urbana si determina poco dopo il 1257, quando a seguito della sconfitta inferta ai Conti di Biandrate, nasce per imposizione del Comune di Asti La villanova a fianco della preesistente Villa.
In essa vengono forzatamente fatti confluire gli abitanti degli insediamenti distrutti di Anterisio (tra Canale e S.Stefano Roero ), Desaia, Turriglie. Seguiranno quelli di Morinaldo e Belvedere nonché , nel 1273, quelli di Tuerdo .
A sanzione del processo, Asti impone la costruzione della torre civica, attigua all'attuale, ricostruita nel 1754.
Nel 1363 ad Asti, subentrano i Roero che fanno erigere l'attuale castello.
Nel 1440 i Malabaila e nell'ultimo quarto del 1500 gli Isnardi.
Poco prima, nel 1544, Montà subisce le predazioni degli spagnoli al comando di Alfonso d'Avalos marchese del Vasto, che stazionano per l'impantanarsi sulla sua salita dell'artiglieria proveniente da Asti, la cui mancanza causerà la disfatta di Ceresole. Il 15 luglio 1961 tocca ai francesi (giunti in 5000 per vendicare l'oltraggio di sessanta morti subiti poco prima per la reazione degli abitanti del luogo) saccheggiare ed incendiare l'abitato.
Ancora per parte francese è l'ulteriore devastazione subita il 13 luglio 1706.
A questi eventi fa da contrappunto la girandola di mutamenti di proprietà del feudo:
per successione ereditaria si avvicendano gli Isnardi, i Parella di San Martino, i Wilcardel, i de Fleury, i Falletti di Barolo.
Ultimi, a inizi ' 800, i Morra di Lavriano.

Il Roero

Pochi altri territori potranno stimolare in modo così particolare le vostre emozioni come il Roero.

Colline e vallate spettacolari, riscoperte e apprezzate da sportivi amanti del contatto diretto con la natura e da turisti desiderosi di un contatto diretto con una cultura intonsa e autentica come quella del Roero.

Da una qualunque sommità delle tante il Vostro sguardo abbraccerà una prospettiva di bellissimi castelli, superbe torri di rossi mattoni, maestose e scoscese rocche che chiudono un panorama tutto da scoprire assaporare.

Il calendario folcloristico del Roero rispecchia in ampia parte la cultura contadina con le sue ricorrenze rituali, come il "canto delle uova" durante la settimana pasquale oppure i fuochi della notte di San Giovanni, oppure ancora i giochi e le feste patronali vivissime in ogni paese.

www.inroero.com

Le rocche e l' EcoMuseo

Gli otto comuni dell’Ecomuseo delle Rocche del Roero sono parte di un territorio che ha caratteristiche storiche, geografiche e culturali comuni.
L’unità territoriale della zona risale al X secolo, quando l’imperatore donò al vescovo di Asti le cinque pievi (parrocchie più importanti) della zona e la grande fascia boschiva ad esse limitrofa (il nemus cellar). Con questa donazione l’imperatore concedeva al vescovo la giurisdizione su di un territorio molto vasto, comprendente buona parte dell’attuale Roero.

Più tardi un altro elemento di coesione tra i centri della zona fu la coniuratio dell’Astisio.
Il comune di Asti ebbe un enorme espansione economica e politica tra XII e XIII secolo, e il Roero fu una delle principali zone strategiche e di interesse. Asti tentava di imporre la propria egemonia attraverso l’uso delle armi e inserendo propri uomini all’interno dei castelli.
In contrasto a ciò nel 1199 alcuni castellani si allearono col comune di Alba, principale nemico di Asti. La Lega Astixium venne sconfitta e l’ascesa di Asti nella zona fu inarrestabile, ma l’esperienza fu senza dubbio importante per la costituzione di una unità territoriale.
Verso gli ultimi vent’anni del 1800 la zona che nel medioevo era stata denominata Astisio prese gradualmente la denominazione Roero, derivata dal grande casato astigiano che possedeva buona parte dei castelli della zona.
Nel medioevo il Roero subì anche una forte riorganizzazione territoriale, che ha portato alla creazione dei paesi attuali.
A partire dall’XI secolo una serie di signori, proprietari di ricchezze e terreni, cominciarono a far valere la propria supremazia militare. Essi costruirono il castello in posizione elevata, sulle alture più facili da difendere dagli attacchi dei nemici.

Nella zona delle Rocche, per la scelta del sito, si aggiungeva l’esigenza di poter controllare i passaggi che collegavano le “fini” inferiori a quelle superiori. Per questo motivo i borghi delle Rocche acquisirono un’importanza strategica che fino ad allora non avevano avuto.
Nacquerò così i “borghi di sommità”, piccoli centri accerchiati dalle Rocche che erano usate come vero e proprio fossato di difesa.
www.ecomuseodellerocche.it

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Il Santuario dei Piloni

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Il Santuario dei Piloni è il risultato dell' istituzione, nella seconda metà del Settecento, di un percorso devozionale collegante i preesistenti edifici della chiesa dei SS. Giacomo e Filippo e la cappella del S. Sepolcro, attraverso tredici cappelle ("piloni") della Via Crucis.
In realtà si tratto 'della brillante soluzione ideata del parroco del tempo, don Domenico Carretto, per contenere e ricondurre sotto il controllo ecclesiastico un fenomeno devozionale spontaneo sviluppatosi a seguito del ritrovamento da parte di un pastorello di un quadro della Madonna Addolorata al Santo Sepolcro'.
La tela, trasferita dapprima nella chiesa dei SS. Giacomo e Filippo, e poi nella Parrocchiale di Montà, misteriosamente ritornava al luogo del ritrovamento.
L'affluenza di pellegrini e la pronta comparsa di grazie e prodigi, indussero Don Carretto a richiedere e a ottenere, nel 1775, dal Vescovo di Asti mons. Caisotti , l' istituzione di una Via Crucis.
Dal quadro miracoloso, la pietà popolare veniva cosi' indirizzata sulle più tranquille coordinate di una "regolata devozione".
Da fine Settecento a tutto l'Ottocento, il sacro monte conosce sempre maggior afflusso di devoti da tutti i paesi del Roero.
La costruzione delle nuove cappelle con i gruppi statuari e l'azione di don Domenico Taliano, rettore a inizio Novecento, estendono la notorietà dei Piloni all'astigiano ed al torinese .
Nel corso del Novecento, la devozione della Via Crucis si lega soprattutto alla richiesta di grazia per il ritorno alla famiglie dei soldati.
Un ruolo assunto inizialmente con la guerra di Libia, che prosegue coi due conflitti mondiali e viene sottolineato ancora nel 1956, con l' erezione della Croce Luminosa e dei cippi dedicati ai morti e dispersi nella campagna di Russia dei vari paesi del Roero e dell' Albese.

La Croce Luminosa

di Beppe Orsello

L’idea di costruire una grande croce a ricordo dei caduti e dispersi nella Campagna di Russia del 1942-43 (e che abbracciasse idealmente i morti di tutte le guerre) era maturata nell’inverno del 1954 e l’arciprete don Bartolomeo Sibona, nel ricordo di tanti giovani partiti per il fronte per servire la Patria e mai più tornati, se n’era fatto fervido e convinto promotore.
Il progetto dell’opera monumentale fu studiato dallo scultore montatese Emilio Musso dell’Accademia Albertina. La Croce, in tralicci e nimbo centrale di ferro, con rivestimento di vetro, è alta m 4.50 e fu realizzata dalla ditta Raimondo da Pieve di Torino. La Croce è sorretta da un piedistallo a forma piramidale di m 3.50 e poggia su una platea di base in duplice gradone a forma circolare del diametro di m 9.60. Ai margini sorgono i cippi che recano i nomi dei dispersi e dei caduti, distinti per comune di appartenenza.
La Croce Luminosa sul Colle di San Giacomo, si accende ogni sera, faro di luce e di speranza.
Il monumento fu solennemente inaugurato il 10 maggio 1956. Circa 10.000 persone confluirono da ogni dove e con ogni mezzo: in pullman, in auto, in bicicletta, in motocicletta; moltissimi a piedi.

La giornata della mamma del disperso.

In quello stesso anno 1956, il 14 Settembre, don Sibona dava vita a un’altra iniziativa che doveva dare conforto a tante mamme; la Giornata della mamma del disperso. La mattina fu celebrata la messa alla Grotta dell’Agonia e quindi si snodò la processione verso il colle di S. Giacomo recitando il Rosario. Nel pomeriggio la funzione della Via Crucis fu arricchita dalla meditazione di mons. Casetta, arciprete della cattedrale di Alba. Nel giorno del raduno delle mamme veniva concordata l’iniziativa della Messa votiva perpetua per ricordare i Caduti e i dispersi in Russia e in altri fronti di guerra. Ogni anno dal Settembre 1956 i familiari dei caduti e dispersi si ritrovano nell’ultima domenica di agosto al Santuario, per trascorrere una giornata di preghiera e di conforto nel ricordo dei loro cari.
La Croce luminosa, che lo zelo del santo parroco don Bartolomeo Sibona e la generosità di tanti nostri concittadini e amici di ogni ceto sociale hanno reso possibile, è ora affidata a ciascuno di noi. Ai giovani soprattutto l’impegno di raccogliere l’esempio dei loro padri che questo insigne monumento di fede e di pietà sempre hanno curato con amorosa dedizione.

AllegatoDimensione
monta_cenni-storici.pdf136.05 KB

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