Un orso ubriaco, cosparso di miele e piume di gallina. Benvenuti al Carnevale del Roero.
La camera
Accesso diretto alla sala colazione e al cortile. Riscaldamento a pavimento. Bollitore e tisane. Doccia senza cabina. Asciugacapelli. Smart TV. Zanzariere.
Disponibili su richiesta: letto aggiuntivo o lettino da campeggio con sponda di sicurezza per bambini piccoli.
La camera Fè Balè l’Urs nel Roero è al piano terra, pensata per chi ha esigenze di mobilità ridotta: doccia senza cabina, maniglioni, accesso diretto al cortile e alla sala colazione. Il letto è configurabile matrimoniale 160×190 o come due letti singoli 80×190.
Fe balè l’urs
Far Ballare l’Orso
During the Carnival, a young man was dressed up as a bear and paraded through the town streets with a chain around his neck. It was a purification ritual, a facing of the town’s primal fears.
Nel calendario rituale contadino la festa che colpiva con più forza l’immaginario collettivo era senz’altro il Carnevale. Si trattava dei giorni in cui dominava l’eccesso, il divertimento, la voglia, e soprattutto la possibilità universalmente accettata nella comunità di fare ciò che nella restante parte dell’anno non era consentito.
I contadini bevevano, mangiavano, i più giovani ballavano: esageravano in cose che normalmente erano limitate dalle ristrettezze economiche o dall’azione morigeratrice della Chiesa.
Sottesa a questa licenziosità vi era una dimensione antica, derivante da rituali propiziatori legati a un delicato momento di passaggio: l’inverno era quasi concluso e la natura si apprestava al risveglio.
Un’usanza diffusa era quella di rappresentare il Carnevale mediante animali quali il tacchino, la capra e l’orso: simboli del carattere agreste dei riti di questo periodo, ma anche tra le forme più antiche di personificazione del Carnevale. La loro uccisione o, nel caso dell’orso, la drammatizzazione di un dominio da parte della comunità in chiave farsesca, consente l’eliminazione del male e la purificazione della collettività in attesa del nuovo ciclo produttivo.
A Montà era ancora attestata fino a metà secolo scorso l’usanza del Fè Balè l’Urs, far ballare l’orso. Nei giorni di Carnevale un giovane veniva buffamente agghindato con pelli animali e tratto per le vie del paese con una catena al collo. Nel tragitto, il travestito imitava i grugniti e le movenze dell’animale, importunava i passanti, alternava la pronta obbedienza ai padroni-dominatori che lo tenevano per il collare a finte reazioni, tentativi di fuga, sottrazioni al controllo.
Si tramandavano versioni ancor più grottesche: un “Orso” senza pelli, un uomo ubriaco di vino, cosparso di miele e con appiccicate migliaia di piume e penne di galline. Un’esasperazione che, paradossalmente nella sua assurdità, rimarcava in forma più netta le valenze originarie del rito.