Di giorno una donna qualunque. Di notte, nelle colline del Roero, tutt’altra storia.
Il monolocale
Soggiorno minimo: 3 notti (7 notti in estate, da sabato a sabato). 30 mq. Piano primo, senza scale interne. Letto a castello 2×80×190.
Riscaldamento a pavimento. Smart TV. Zanzariere. Pulizia settimanale inclusa. Opzione 3 adulti + 1 bambino under 12.
Il monolocale Le Masche nel Roero è confortevole e senza scale interne. È ideale per famiglie con bambini piccoli.
Dal balcone condiviso con la camera Cantè j’ov, la vista spazia fino al Monviso.
Per i pasti all’aperto, i tavoli sotto il porticato al piano del cortile sono a disposizione di tutti gli ospiti.
Le Masche
Le Streghe del Roero
Tra le colline del Roero, quando cala la sera, c’è una parola che torna nei racconti antichi: le masche, donne misteriose che di notte si trasformano.
Nella famiglia contadina, le lunghe veglie invernali sono la sede privilegiata per i racconti di masche, le streghe del Roero e delle Langhe. Il nome proviene da mascara, maschera, oggetto sin dall’antichità utilizzato a rappresentare l’idea della trasformazione.
Nell’accezione locale, la prima citazione risale al 643 d.C., nell’Editto di Rotari: “strigam, quam dicunt Mascam” — la strega, che chiamano masca.
Nella cultura orale roerina, il termine indica persone, in genere donne anziane, che terrorizzano con incidenti più o meno gravi gli abitanti della comunità. Le masche operano al buio, all’imbrunire e soprattutto di notte: all’insaputa dei loro stessi familiari e mentre il loro corpo resta inanimato nel letto, lo spirito esce, si trasforma in animale e si diverte a fermare i buoi al lavoro, a rovesciare carri, a procurare rotture agli attrezzi, a disorientare e impaurire i viandanti.
Fonte del loro potere è il “Libro del Comando”, contenente tutte le formule magiche necessarie a dar corso ai malefici. Ma insieme al potere, il libro rappresenta anche la dannazione del possessore che, per quanto vecchio e malato, non riesce a morire se non passandolo a un nuovo adepto. Il rituale di questa consegna avviene alla presenza del Diavolo in persona, di venerdì notte, necessariamente a un quadrivio con un grande albero colpito da un fulmine.
Le masche si subiscono; quando la loro azione è particolarmente grave si ricorre al prete o al “settimino”; sulle persone sospettate di stregoneria la comunità adotta forme più o meno accentuate di isolamento e ripulsa. Non mancano, tuttavia, racconti di reazioni con menomazioni inferte all’animale nel quale si pensa che la masca si sia trasformata.
Il metodo migliore per scovare la strega è quello di mozzare la zampa del gatto nero che si aggira in modo sospettoso, o abbattere un pipistrello che si appiglia fuori dalle finestre della casa, o scagliare pietre a un gufo che bubola tra gli alberi. Il giorno seguente, gli abitanti del paese si guardavano tra di loro, sospettosi, alla ricerca della persona misteriosamente rimasta monca nella notte.
La forza di queste credenze a Montà è attestata fin dal ‘500. Esse segnano addirittura la toponomastica locale: un Ordinato dei primi anni dell’800 definisce “Via delle Masche” l’ultimo tratto dell’antico percorso che da Canale raggiungeva la torre campanaria della Villa.
Erano inoltre una presenza costante che sino a non molti decenni orsono imponeva ai contadini di Montà tutta una serie di pratiche e accorgimenti: precauzioni da prendere durante la gravidanza, raccomandazioni ai bambini, sino all’obbligo di ritirare i panni la sera entro il suono dell’Ave Maria affinché non venissero ammascati.